I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Dna o Dan) colpiscono milioni di persone in Italia, con l’anoressia che interessa circa l’1% della popolazione, in prevalenza donne. Non si tratta semplicemente di abitudini scorrette legate al cibo, ma di disturbi di natura psichiatrica con un’alta frequenza di complicanze mediche, che possono portare anche alla morte. Ci sono storie, sofferenze e percorsi di cura che richiedono attenzione, comprensione e supporto.
Come affrontare i Dna con consapevolezza
Ecco alcuni consigli per affrontare i Dna con consapevolezza:
- Ascolto e dialogo: evita giudizi e frasi come “basta mangiare di più”. L’empatia è fondamentale
- Supporto professionale: psicologi, nutrizionisti e medici specializzati sono essenziali nel percorso di recupero
- No alla stigmatizzazione: i Dna non sono una scelta, ma malattie complesse che richiedono un trattamento serio
- Informazione e sensibilizzazione: conoscere i Dna aiuta a riconoscerli e affrontarli con maggiore consapevolezza
- Attenzione ai social media: filtri, perfezione irrealistica e modelli tossici possono alimentare insicurezze e disturbi. Segui profili che promuovono il benessere autentico
Diamo peso alle parole: cosa dire e cosa no
Le parole sono importanti, ecco perché è meglio misurarle. Ci sono cose da dire e cose assolutamente da non dire. Qui qualche esempio:
- “Ti capisco, anche io a volte sono insoddisfatta del mio corpo” -> No, meglio dire: non posso capirlo ma posso starti vicino
- “È solo questione di volontà” -> No, meglio dire: non sei solo, se hai voglia di parlarne sono qui per te
- “È solo colpa tua. Non hai motivo di stare così non ti manca nulla” -> No, meglio dire: cerca di stare bene, prendendoti cura di te
- “Lo fai solo per attirare l’attenzione” -> No, meglio dire: non ti lascerò sola in tutto questo periodo
- “Non hai il diritto di stare male, pensa a quelli che non hanno da mangiare” -> No, meglio dire: so che non hai scelto di avere questo disturbo, non arrenderti
Segnali d’allarme
Chi soffre di Dna o Dan può lanciare consciamente o inconsciamente qualche segnale d’allarme come:
- Eccessiva preoccupazione per il peso o perdita di peso eccessiva per età e statura
- Una dieta ferrea gravemente ipocalorica
- Abbuffate frequenti
- Spezzettare il cibo, contare le calorie e mangiare lentamente
- Tendenza al perfezionismo con evitamento del fallimento
- Irregolarità del ciclo mestruale
- Comportamenti compensativi dopo il pasto: vomito autoindotto, uso di lassativi, esercizio fisico intenso
- Umore instabile e ritiro sociale
- Attenzione ai social e al web: ci sono comunità virtuali che condividono scelte e comportamenti anoresizzanti a favore della bulimia nervosa attraverso blog, forum, gruppi o chat enfatizzando il disturbo alimentare come stile di vita positivo (fenomeno proana-promia). Fate dunque attenzione.
Patologie emergenti: dalla vigoressia alla drunkoressia
Negli ultimi tempi si è anche ampliato lo spettro dei disturbi alimentari, con nuove patologie emergenti come vigoressia (distorta percezione del proprio corpo), pregoressia (disturbo ossessivo di ingrassare in gravidanza), drunkoressia (tendenza a sostituire le calorie degli alimenti con quelle dell’alcol), ortoressia (ossessione di mangiare sano), eccetera. Nonostante l’aumento di queste patologie diffuse in tutto il territorio nazionale persiste una difficoltà di accesso alle cure in molte regioni italiane, con gravi conseguenze sulla prognosi, che risulta essere influenzata soprattutto dalla precocità dell’intervento e dall’adeguatezza del percorso assistenziale.
Le 126 strutture censite nella mappatura territoriale dei Centri dedicati alla cura dei Dan, realizzata dal Ministero della Salute, sono insufficienti rispetto al numero crescente di pazienti che necessitano di cure appropriate e posti disponibili, distribuiti in modo omogeneo tra Nord, Centro e Sud. Per questo sono necessari nuovi centri, strutture residenziali e ambulatori specializzati su tutto il territorio nazionale, per garantire ai pazienti che soffrono di Dan, cure e ambienti adeguati, anche in vista della sempre più giovane età dei soggetti colpiti. Oggi e ogni giorno, sosteniamo chi sta lottando. La consapevolezza è il primo passo per un cambiamento reale.
